Argomentario

Motivazioni per il voto popolare:

Ci opponiamo al progetto “Scuola che verrà” partendo dalla convinzione che un oggetto così importante come l’organizzazione della nostra scuola, doveva necessariamente essere ampiamente dibattuto pubblicamente e poi sottoposto al popolo. Due tappe assolutamente non volute da chi la riforma la vuole imporre e non discutere. Le importanti riforme scolastiche di questi ultimi decenni sono state introdotte senza che vi fosse una tale verifica. Larghi strati dell’opinione pubblica non sono contenti di questa evoluzione che vuol fare del Ticino l’unico Cantone con una scuola praticamente uguale per tutti, senza differenziazioni di merito fino al termine dell’obbligo scolastico. Dichiarare sperimentale quanto proposto dal DECS è deviante quando già si sa che di fatto è la prima fase di ampliamento della Scuola che verrà e che ben difficilmente dopo i 3 anni di prova si tornerà indietro. Perciò abbiamo raccolto un numero di firme sufficiente per chiedere al popolo se è d’accordo con questa ulteriore fuga in avanti.

Motivazioni per il NO popolare

Il progetto “Scuola che verrà” non risponde ai requisiti di equità, inclusività e qualità sbandierati dai suoi sostenitori. Infatti non tratta gli allievi secondo le loro effettive motivazioni e potenzialità, ma pretende di sostituirsi ad essi con una visione molto ideologica e poco oggettiva. L’inclusività che fatalmente si verificherebbe è unicamente quella di coloro che sapranno adattarsi a un disegno artificioso. Tutti gli altri verrebbero a trovarsi ingiustamente e profondamente emarginati da una scuola ben lontana dalle loro aspirazioni, siano esse di formazione, oppure orientate verso il mondo del lavoro e aspetti importanti della vita. Infine, la qualità della scuola non può essere unicamente stabilita da coloro che la scuola la dirigono, ma deve corrispondere al bene e alle necessità di allievi, famiglie, docenti e mondo del lavoro. Al contrario con la sperimentazione si crea disparità di trattamento tra chi farà da “cavia” e gli altri, crea confusioni inutili per gli allievi, crea disorientamento e paure per i genitori, crea imbarazzo per chi attende gli allievi alla fine della scuola dell’obbligo. Inoltre non ci sembra possibile e corretto lanciare un progetto con l’86% dei docenti che non hanno risposto alle consultazioni dipartimentali (nonostante numerose sollecitazioni a farlo), e con l’89% di chi ha risposto che sostiene di non sapere o di non volere la sperimentazione nella propria sede scolastica !

Un progetto oneroso, inutile e esotico

Il progetto “Scuola che verrà” creerebbe spese e investimenti ben superiori, quantificabili ad almeno il 30- 40 % in più, rispetto alle attuali uscite per la Scuola dell’obbligo. Non sarebbe possibile farvi fronte senza nuove strutture e nuovi docenti supplementari per l’insegnamento individualizzato, peraltro previsto con modalità macchinose e tutt’altro che convincenti. Lo stesso credito per la sperimentazione è visibilmente già di molto inferiore a quanto sarebbe ipotizzabile nei prossimi anni, per cui se ne chiederebbe l’adeguamento anno per anno. Questo in vista di uno sbocco finale del progetto che i promotori vogliono assolutamente portare avanti. Invece di sprecare 3 anni di tempo per attendere un risultato già deciso, sarebbe meglio investire tempo e risorse per trovare un progetto di riforma che possa partire con un ampio consenso e in contemporanea per tutti e per ogni genere di scuola dell’obbligo. Per finire non si capisce perché il Ticino dovrebbe incamminarsi verso un modello di scuola “non svizzera” visto che proprio nessuno degli altri 25 Cantoni vanno o intendono andare in questa direzione. Tutti i Cantoni del Paese adottano una differenziazione più o meno accentuata, in molti Cantoni della Svizzera interna ci sono diversi percorsi didattici differenzianti che orientano il giovane verso l’apprendistato o gli studi. La riforma del DECS propone un modello in antitesi ai modelli degli altri Cantoni, un modello assolutamente non svizzero.

La “Scuola di tutti” va studiata meglio

Non siamo certo contrari ad idee positive per migliorare la nostra scuola. Ma quella che ci troviamo di fronte non ha semplicemente futuro. È un progetto già fallito altrove, antistorico e velleitario, che non può soddisfare le aspirazioni formative dei nostri giovani. Riflettere sulle molte necessità ed emergenze scolastiche è compito nostro, di tutti. Andrà fatto con metodi più efficaci e nel rispetto di chi, interni e esterni al mondo scolastico, da anni formula proposte concrete. Oggi vi chiediamo di farlo opponendovi con un NO a questo progetto sbagliato. Votando NO si dice unicamente NO alla riforma Bertoli, non è un rifiuto alla necessaria riforma scolastica. Il NO obbligherà automaticamente tutti: Governo e DECS in primis, Commissione scolastica e partiti a formulare una proposta alternativa che tenga conto di tutto ciò che è emerso in consultazione e che viene saltato a piedi pari con questa finta sperimentazione.

Il 23 settembre vota NO al Decreto legislativo concernente il

progetto “La scuola che verrà” (Referendum)

 

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